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...ma anche no!°§[c'è sempre una stalla dietro una stella]§°
June 11 senza di teSenza di Te Non posso esistere senza di te. Mi dimentico di tutto tranne che di rivederti: la mia vita sembra che si arresti lì, non vedo più avanti. Mi hai assorbito. In questo momento ho la sensazione come di dissolvermi: sarei estremamente triste senza la speranza di rivederti presto. Avrei paura a staccarmi da te. Mi hai rapito via l'anima con un potere cui non posso resistere eppure potei resistere finché non ti vidi e anche dopo averti veduta mi sforzai spesso di ragionare contro le ragioni del mio amore. Ora non ne sono più capace. Sarebbe una pena troppo grande. Il mio amore è egoista. Non posso respirare senza di te. [John Keats] May 19 un buco nel cielo di carta. - La tragedia d’Oreste in un teatrino di marionette! – venne ad
annunziarmi il signor Anselmo Paleari. – La tragedia d’Oreste? – Già! D’après Sophocle, dice il manifestino. Sarà l’Elettra. Ora senta un po’ che bizzarria mi viene in mente! Se, nel momento culminante, proprio quando la marionetta che rappresenta Oreste è per vendicare la morte del padre sopra Egisto e la madre, si facesse uno strappo nel cielo di carta del teatrino, che avverrebbe? Dica lei. – Non saprei, – risposi, stringendomi ne le spalle. – Ma è facilissimo, signor Meis! Oreste rimarrebbe terribilmente sconcertato da quel buco nel cielo. – E perché? – Mi lasci dire. Oreste sentirebbe ancora l’impulso della vendetta, vorrebbe seguirli con smaniosa passione, ma gli occhi, sul punto, gli andrebbero lì, a quello strappo, donde ora ogni sorta di mali influssi penetrerebbero nella scena, e si sentirebbe cader le braccia. Oreste, insomma, diventerebbe Amleto. Tutta la differenza, signor Meis, tra la tragedia antica e quella moderna consiste in ciò, creda pure: in un buco nel cielo di carta. Luigi Pirandello "Il fu Mattia Pascal" May 11 Non c'è più pazzo al mondo di chi crede di avere ragionepagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. pagliacciate. May 02 l'insostenibile leggerezza dell'essere Se la prese con se stesso, ma alla fine si disse che in realtà era
del tutto naturale non sapere quel che voleva. Non si può mai sapere
che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può
né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle
vite future. E’ meglio stare con Tereza o rimanere solo? Non esiste
alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non
esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito per la
prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena
senza aver mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima
prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre a uno
schizzo. Ma nemmeno "schizzo" è la parola giusta,
perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di
un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di
nulla, un abbozzo senza quadro. <<Einmal ist keinmal>> ("una volta e mai più"). Tomas ripetè tra sé il proverbio tedesco. Quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto. Se l’uomo può vivere solo una vita, è come se non vivesse affatto. [Milan Kundera] April 14 descrizione di una battaglia Attraversammo la strada per arrivare al parapetto sul fiume dove ci fermammo. Io trovai un albero per appoggiarmi. Poichè dall'acqua veniva un alito gelato, infilai i guanti, sospirai senza motivo, come si può ben fare di notte in riva a un fiume, e poi mi accinsi a proseguire. Il mio conoscente invece guardava nell'acqua e non si mosse. Poi si appoggiò al parapetto, premette le gambe contro il ferro, appoggiò i gomiti e si prese la fronte tra le mani. Ma io avevo freddo e dovetti alzare il bavero. Lui si stirò, mosse le spalle, il collo e tenne il busto, sorretto dalle braccia tese, chino sopra la ringhiera. <<I ricordi, vero?>> osservai. <<Già, ricordare è triste, e molto più triste è l'oggetto del ricordo! Non si abbandoni a queste cose, non è roba per lei, nè per me. Non si fa che indebolire la propria posizione presente senza rinforzare quella passata, anche a prescindere dal fatto che quella passata non ha più bisogno di rinforzo. Crede forse che io non abbia ricordi? Ne ho dieci per uno dei suoi. Adesso, per esempio, potrei ricordarmi di quando ero seduto su una panca. Era di sera, anche là sulla riva del fiume. D'estate, s'intende. E in tali sere è mia consuetudine di ritirare le gambe e di abbracciarmi le ginocchia. Avevo appoggiato la testa alla spalliera di legno donde guardavo i monti nebulosi dell'altra riva. Un violino sonava dolcemente nell' Albergo della Spiaggia. Su tutte le sponde passavano e ripassavano treni in manovra con pennacchi di fumo luminoso>> [K.]
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